Abbigliamento a Roma

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L'abbigliamento protegge il corpo umano, nudo e vulnerabile, dai pericoli dell'ambiente: sia agenti atmosferici (freddo, pioggia, sole...), sia insetti, sostanze tossiche, armi e altri rischi alla sicurezza personale. Ciascun articolo d'abbigliamento ha anche un significato culturale e sociale. Gli esseri umani sono i soli tra i mammiferi noti per indossare vestiario, ad eccezione degli animali domestici, talvolta vestiti dai loro proprietari.

L'abbigliamento può essere studiato sia da un punto di vista antropologico-entnografico, dal momento che documenta l'evoluzione del costume, sia da un punto di vista socio-economico come prodotto dell'industria tessile, legato allo sviluppo tecnologico, della moda e del consumo.

Storia dell'abbigliamento
La storia dell'abbigliamento, ovvero degli indumenti e accessori che hanno vestito la persona umana nel corso dei secoli, riassume in sé le caratteristiche socio economiche di ogni periodo storico. Degli abiti si possono studiare le materie prime impiegate, le tecniche di realizzazione, gli aspetti estetici e quelli simbolici, i fattori economici e le gerarchie sociali.

Nell'abito, infatti, si condensano alcune funzioni: quella pratica legata alla vestibilità; quella estetica legata al gusto dell'epoca e a canoni specifici delle diverse comunità, per lo più tramandati di generazione in generazione; quella simbolica perché l'abito può definire l'appartenenza ad una particolare comunità, identificare lo status sociale, civile, religioso.


Prime apparizioni dell'abbigliamento
Tutti gli scavi finora effettuati che hanno portato al rinvenimento di oggetti e resti fossili risalenti al Paleolitico (da circa 2,5 milioni a 11-10.000 anni fa) non hanno portato alla luce elementi che possano dimostrare con sicurezza l'utilizzo di oggetti di abbigliamento da parte di ominidi in quel periodo. Il ritrovamento di rudimentali strumenti in pietra, realizzati con la tecnica della pietra scheggiata, atti con ogni probabilità alla trasformazione delle pelli in indumenti, ha però portato molti antropologi a sostenere che già 18.000 anni fa (periodo Magdalieniano), e forse anche prima, gli uomini utilizzassero pelli per coprirsi.

In questo contesto la ragione fondamentale per cui gli esseri umani cominciarono a lavorare le pelli, per poi indossarle, è da ricercarsi nella necessità di coprire il corpo, nudo e più fragile rispetto ad altri animali, dalle intemperie. Non sono comunque da sottovalutare altri fattori. Tra questi occorre citare la funzione simbolica dell'abbigliamento: indossare la pelle di un altro animale era equivalente a identificasi con esso, oltre a dimostrare la propria forza, con cui si era ucciso lo stesso. Con ogni probabilità l'introduzione delle pelli per coprire il corpo ha un legame anche con delle forme primitive di pudore. Questo contravviene alcune teorie secondo le quali il senso del pudore sia stata una condizione psicologica dettata dall'abbigliamento: essendo gli altri appartenenti alle comunità primitive coperti, l'uomo nudo percepiva la propria diversità dalla norma ed era portato ad equipararsi agli altri per non essere "escluso".

L'adozione di forme di abbigliamento agli albori della civiltà umana è quindi dovuta sia ad un fattore funzionale (protezione del corpo) sia a fattori di altra natura (simbolici, religiosi, psicologici, ecc.).

Dal Neolitico al I millennio d.C.
Si suppone che durante gli ultimi millenni dell'Età della pietra l'utilizzo di pelli di animali per coprirsi si sia diffuso tra gli uomini. Una vera e propria rivoluzione in questo costume avvenne nel momento in cui si diffuse tra le civiltà preistoriche la lavorazione dei tessuti, che spesso garantivano maggiore protezione dal freddo e una maggiore reperibilità. La nascita della tessitura, avvenuta intorno al VI-V millennio, portò ad una notevole crescita dell'uso delle vesti, che venivano tessute anche grazie ai primi telai, che apparvero proprio nel Neolitico, anche se erano assai rudimentali. La filatura e la tessitura furono introdotte nel mondo antico grazie agli strumenti di metallo, che gli uomini preistorici iniziarono ad utilizzare intorno al 4500 a.C., all'inizio della cosiddetta Età dei metalli, che si concluse con l'inizio dell' l'Età del ferro (1200 a.C).


Abbigliamento in Cina, India e Antica Roma
Nel Mondo antico l'abbigliamento era costituito esclusivamente da oggetti filati di tessuto, e l'utilizzo di pelli di animale fu ben presto superato nella maggior parte delle comunità già a partire dal I millennio a.C.. I tessuti utilizzati variano a seconda del luogo: ad esempio in Cina era assia sviluppata la produzione della seta, in India la canapa ed il cotone ed in Egitto il lino. In Europa occorre ricordare come i Fenici furono i primi a praticare la tintura dei tessuti, grazie alla scoperta del pigmento della porpora, ricavato dall'essiccazione del murice. A questo punto dell'evoluzione umana l'abbigliamento non era più visto esclusivamente come metodo per proteggersi da intemperie o altri agenti esterni, ma costituiva soprattutto un simbolo di appartenenza ad un gruppo (economico, religioso, politico,ecc.). La porpora stessa consideravano la porpora un bene di lusso ed i Fenici ottennero grossi guadagni vendendola alle altre popolazioni. Tra gli altri tessuti utilizzati nel mondo antico ricordiamo il cotone, la lana e il bisso.

L'Impero Romano con la sua grande espansione venne in contatto con gli usi ed i costumi di molte popolazioni, dalle quali importò l'utilizzo di alcuni tessuti per il vestiario quotidiano o riservato ai più ricchi. Vengono così confezionati abiti come la toga, la tunica ed il pallio. Dopo Roma la filatura e la tessitura di seta, lino e lana diventano comuni a gran parte delle comunità europee, in particolare quella Bizantina, grazie ai suoi rapporti privilegiati (data la collocazione geografica) con l'Oriente. Di queste tre fibre tessili la più diffusa in questo periodo fu certamente la lana, sia per ragioni economiche (l'allevamento di ovini era abbastanza diffuso) che funzionali (alta capacità termica della stessa).

Abbigliamento nel Medioevo
Lo sviluppo del settore tessile conosce un fermento, almeno per quanto riguarda l'Europa, a partire dai primi secoli del I millennio d.C., grazie soprattutto ad una rinascita degli scambi commerciali sia tra le nazioni sia tra Oriente ed Occidente. In Italia l'importazione di tessuti era uno dei fattori che produssero più ricchezza per le repubbliche marinare, anche se assunse un certo rilievo anche il commercio interno, soprattutto per rifornire le città più ricche (Firenze, Palermo, Lucca,ecc.). L'abbigliamento di lusso o comunque con materiali pregiati rimase appannaggio delle classi nobiliari, delle corti di re e imperatori e dei ceti più abbienti (grandi commercianti, banchieri,ecc.). La qualità generale delle vesti comunque aumenta anche per le fascie di popolazione meno agiate, anche grazie all'adozione di strumenti che permettono una maggiore precisione nella satoria: il ditale, gli ahi d'acciaio, le forbici a lame incrociate. Un altro importante fattore è l'inizio della diffusione, a partire dal XIV secolo, della biancheria.

Abbigliamento nel XV, XVI e XVII secolo
Seguendo una tendenza già presente in paesi come Francia ed Italia nei secoli precedenti, dal Quattrocento le figure sociali legate all'abbigliamento (sarti, tessitori, venditori di vestiti) acquiscono sempre più potere economico (e quindi anche politico). Sul mercato dell'abbigliamento compaiono merletti, velluti pregiatissimi, calze, berretti, tessuti broccati, la cui produzione aumenta di pari passo con la crescita economica e tecnologica. Dal XVI secolo le corti di Francia e Spagna raggiungono e superano in splendore quelle italiane (Este, Medici): il fasto dell'abbigliamento diventa rappresentativo della ricchezza e del potere dei nobili. Il vestiario perde sempre di più, nei ceti medi e alti, la funzione pratica, diventando spesso puri ornamenti. Le corti seicentesche sono un esempio dell'evoluzione dell'abbigliamento: non solo i principi, ma anche i poeti, i ciambellani, le dame e le guardie vengono dotati di uniformi pregiatissime, colorate in modo variopinto e fatte con tessuti costosissimi.


Abbigliamento nella rivoluzione industriale e l'Ottocento
Lo sviluppo dell'abbigliamento era andato di pari passo con quello della tecnologia tessile, in particolare con lo sviluppo dei telai: nel 1790, nell'ambito della Rivoluzione industriale, Joseph-Marie Jacquard inventa l'omonimo telaio, che permette di aumentare sia la precisione sia la velocità di produzione dei tessuti. L'evoluzione tecnologica si estende anche ai filatoi: tutto ciò attribuisce il primato nell'industria tessile ai paesi che per primi sono investiti dal fenomeno della rivoluzione industriale, tra tutti l'Inghilterra. Il mercato del vestiario conosce una crescita continua: la produzione tessile si meccanicizza e razionalizza assumendo notevoli dimensioni, rendendo l'industria dell'abbigliamento la più sviluppata del periodo.

Tra le fine del Settecento e l'Ottocento l'industria tessile è in grado si soddisfare le richieste, oltre che delle classi più abbienti, anche della media e bassa borghesia. Durante il XIX secolo cominciano ad apparire quelle tipologie di vestiti che sono utilizzate tuttoggi: aderenti al corpo, con le maniche, leggeri o pesanti, con stoffe prevalentemente scure. Il miglioramente delle condizioni igieniche, assieme a quelle economiche, permette ad una buona parte della popolazione europea ed statunitense di indossare la biancheria. Il 1842 è un'altra data fondamentale: John J. Greenough brevetta la macchina per cucire, con la quale gli indumenti possono essere confezionati con grande velocità, ed il risparmio di denaro che ne deriva fa sì che la produzione posso assumere dimensioni ancora più vaste. L'industria dell'abbigliamento può adesso realizzare la produzione in serie dei vestiti, favorendo la crezione di centri industriali tessili e di grandi magazzini per la vendita dei loro prodotti. Successivamente, sia nell'Ottocento che nel secolo successivo, il perfezionamento della macchina per cucire permetterà di meccanizzare anche altre operazioni (ricamo, soprafilo, rammendo, cucitura dei bottoni...).

Abbigliamento nel Novecento
L'abbigliamento conobbe, nel XX secolo, una evoluzione lunghissima, ed una espansione produttiva e tecnologica senza pari. I due conflitti mondiali, ed i relativi dopoguerra, portano la crisi economica in molte nazioni: i materiali pregiati diventando appannaggio di pochissimi, mentre si diffondono quelli di recupero (lana riciclata, sughero per le scarpe). In seguito però si ha un sempre maggiore sviluppo dell'industria del vestiario, che introduce, oltre ad una grandissima scelta di nuovi prodotti (busti, tailleur, gonne, jeans, tute da sport tanto per citarne alcuni) anche la scelta di nuovi materiali (come le fibre sintetiche, meno costose e adattabili a situazioni diverse).

Le grandi innovazioni nell'abbigliamento
Mentre fino all'Ottocento solo le famiglie più ricche potevano permettersi un guardaroba, che comunque era in media ristretto a tre-quattro capi ciascuno, nel secolo successivo si ha un cambiamento totale. L'industria dell'abbigliamento produce capi per le più disparate situazioni: sport (tute da sci, da jogging, completi calcistici), alta società (pellicce), lavoro (camici, tute da lavoro), relax e vita quotidiana (pigiami)...

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